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ingresso ad offerta libera al Metropolitan Museum di New York City

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By MG Uberti

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Di seguito riporto alcune riflessioni ancora interessanti su come nel tempo sia cambiato il concetto di “quanto sia giusto pagare per entrare al Metropolitan Museum di New York City”. La prima versione di questo articolo è ormai del lontano 2013 e allora serviva per spiegare ai turisti stranieri che potevano entrare al famoso Metropolitan di NYC anche con un’offerta libera, anche solo di 1$, perché così avevano voluto i fondatori del museo. Poi dal 1 marzo 2018 le regole sono cambiate e l’offerta libera è concessa solo ai residenti.

Quindi: oggi un turista deve pagare il prezzo pieno del biglietto (30$ a testa per gli adulti) e

⚠️ non c’è più nessuna possibilità di offerta libera a 1$ a testa

Se vuoi risparmiare adesso l’unico modo è comprare un pass.

Se è solo questo che volevi sapere puoi passare alla guida alla visita del Metropolitan Museum:

MET NYC

o alla guida di viaggio a New York City.

 

Se invece sei curioso di scoprire fatti interessanti sulla gestione milionaria dei musei di New York City, fatti che di solito non vengono raccontati, allora continua a leggere:

 

prezzo suggerito

Fino al 28 febbraio 2018 i 25$ chiesti all’ingresso erano solo un prezzo suggerito: fino a quella data era possibile entrare con una donazione ad offerta libera, cioè in pratica quando arrivavi alla cassa a comprare i biglietti potevi decidere di tua spontanea volontà quanto donare, volendo anche solo 1$ a testa. Questo era possibile perché tra gli intenti dei fondatori c’era la forte volontà di rendere arte e cultura quanto più possibilmente accessibile a tutti.

Poi negli ultimi anni la gestione del museo è passata a manager orientati solo al profitto che sono riusciti a portare in rosso il bilancio del museo nonostante ingentissime entrate annuali dovute a generose donazioni di filantropi americani. Sono stati effettuati tagli al personale, ma non agli astronomici stipendi e bonus della dirigenza.

Per svariati anni i visitatori sono stati spinti a pagare tutti 25$ per il biglietto di ingresso senza spiegare che quella era la cifra “suggerita” e non “richiesta”, anzi ci hanno marciato talmente tanto che il museo è stato citato in tribunale per queste “pratiche scorrette”.

Fatto sta che oggi le cose sono cambiate: come detto all’inizio dal 1 marzo 2018 i turisti stranieri NON possono più entrare con offerta libera devono pagare il prezzo pieno dei biglietti.

Intendiamoci: io sono il primo a sostenere che bisogna sostenere la cultura e assicurare la conservazione delle opere d’arte, è sicuramente giusto sostenere le istituzioni culturali che funzionano bene, e il Metropolitan è sicuramente un ottimo museo che offre ai suoi visitatori un’esperienza senza dubbio interessante. Di contro però il Metropolitan è finanziato da generose donazioni di miliardari americani, l’ingresso a offerta libera era previsto nell’atto di costituzione del museo (vedi i paragrafi seguenti) e soprattutto a leggersi bene il bilancio passa la voglia di dargli i 25$ suggeriti: il Metropolitan muove cifre spaventose di denaro e spende moltissimo in acquisizioni e soprattutto in stipendi. Ad esempio quando decidi quanto donare per l’ingresso al MET considera che fino a qualche anno fa il direttore del museo guadagnava 1,2 milioni di dollari l’anno e che le spese spropositate che il museo sopporta sono essenzialmente determinate dalle scelte del management: ad esempio l’edificio (di valore inestimabile) è concesso gratuitamente dalla città di New York proprio con la condizione che il museo sia accessibile a tutti con l’offerta libera.

 

origine dell’offerta libera

Il fatto che fosse possibile entrare dando anche solo un’offerta simbolica era dovuto al lodevole intento di dare a tutti la possibilità di fruire della bellezza dell’arte per l’accrescimento spirituale interiore come stabilito negli atti costitutivi di fine ‘800 e nei successivi accordi con la città di New York (che si accolla notevole parte delle spese) ratificati nel 1970.
Quindi il museo era/(è?) obbligato a garantire l’ingresso ad offerta libera, e non stava facendo una generosa concessione ai visitatori.

Volendo approfondire il discorso:

Il Metropolitan Museum di New York venne creato nel 1870 da un gruppo di mecenati americani, principalmente ricchissimi uomini d’affari e finanzieri, con l’intento di portare arte e cultura alla cittadinanza americana.

Nell’atto di fondazione (secondo quanto riportato da Wikipedia) si legge testualmente:

“for the purpose of establishing and maintaining in said City a Museum and Library of Art, of encouraging and developing the Study of the Fine Arts, and the application of Art to manufacture and natural life, of advancing the general knowledge of kindred subjects, and to that end of furnishing popular instruction and recreations”

 Ma la cosa più interessante è che in un atto del 1878 (di cui onestamente non sono riuscito a trovare una copia, e a cui faccio riferimento sulla base di un articolo del New York Post) in cambio dell’utilizzo dell’edificio la città di New York richiede che il museo

“sia lasciato aperto e accessibile gratuitamente al pubblico dalle 10:00 del mattino fino a mezzora prima del tramonto dal mercoledì al sabato”.

Sempre stando a quanto riferito nell’articolo del New York Post i legali del museo sembrano aver ammesso che non ci siano state modifiche alla disposizione originaria (quindi più che all’ingresso ad offerta libera il museo si sarebbe dovuto attenere all’ingresso completamente gratuito dal mercoledì al sabato), ma anche sottolineato che la città di New York fosse pienamente a conoscenza del fatto che il museo suggerisce 25$ come tariffa “volontaria” di ingresso, che personalmente a me suona tanto come una risposta di chi stia tentando di arrampicarsi sugli specchi. Di contro c’è anche da dire che i giornali non sono poi sempre così attendibili e non bisognerebbe prendere assolutamente per vero tutto quello che scrivono.

 

la causa in tribunale

Anno fa la gestione del Metropolitan venne chiamata in tribunale a rispondere della sua condotta: pare abbiano adottato nel tempo uno stile di vendita dei biglietti più orientato a far pagare a tutti il prezzo suggerito (di ben 25$ a persona per gli adulti) piuttosto che ricordare la possibilità della donazione gratuita. In particolare fu contestato il fatto che nel pannello sopra la cassa fossero evidenziati con caratteri grandi admission e il listino prezzi mentre “recommended” fosse scritto in caratteri piccoli (vedi foto) e che i cassieri alla domanda “quanto costa il biglietto?” rispondessero sempre “25$” senza mettersi a spiegare che puoi entrare facendo un offerta libera, volendo anche solo un dollaro.

Personalmente trovo eccessivo il fargli addirittura causa, non mi piace questo stile americano del provare a richiedere rimborsi stratosferici (se non ho capito male hanno chiesto che il museo paghi una penale di 2 milioni di dollari, non si sa bene da destinare a chi), ma la causa in tribunale ha avuto il benefico effetto di portare il problema all’attenzione di tutti e di sviluppare un interessante dibattito in proposito.

Come risultato il museo si vide costretto a modificare il pannello dei prezzi all’ingresso, rendendolo più chiaro, e soprattutto sostituendo “recommended” con “suggested”.

Nel 2018 invece si sono sentiti liberi di cambiare politica di ingresso. Come sia stato possibile mi sfugge.

Gli hanno contestato il fatto che la parola “recommended” fosse scritta in caratteri piccoli tra “admission” e la tabella prezzi chiaramente visibili in caratteri grandi – vedi foto – e che i cassieri alla domanda “quanto costa il biglietto?” rispondessero sempre “25$” senza mettersi a spiegare che puoi entrare facendo un offerta libera – See more at: https://uberti.eu/destinazioni/usa/new-york/cosa-vedere/musei/suggested-admission-offerta-libera.html#sthash.YjFj21jO.dpuf

 

il messaggio del direttore

Visto lo scandalo generato dalla causa in tribunale il direttore del museo Thomas P. Campbell (quello che negli ultimi anni ha ricevuto un compenso medio di quasi 1,2 milioni di dollari l’anno, vedi ad esempio questo articolo di Bloomberg) ha pensato bene di rivolgere subito un messaggio al pubblico tramite il sito internet del Metropolitan.

Il primo punto importante che il direttore specifica è che “al momento nessuna legislazione attuale dello stato (di New York) richiede al museo di essere gratuitamente aperto al pubblico”. Dichiarazione che implicitamente ammette che invece prima questo obbligo c’era, e che stando a quanto riporta di New York Post al momento pare non sia stata trovata la documentazione che certifichi una modifica della disposizione iniziale sull’ingresso grautito.

Poi ribadisce il concetto che l’ingresso è ad offerta volontaria: “pay what you wish”. E che questo è chiaramente indicato all’ingresso. Sul fatto che sia indicato all’ingresso (e anche sul sito) siamo d’accordo, ma riguardo al “chiaramente” avrei qualcosa da ridire.

Infine elenca, giustamente, tutti i pregi e le attività del suo museo, sottolineando ad esempio i grandi progressi degli ultimi anni e l’ampliamento della collezione. Ecco, appunto, il museo dove li ha presi tutti i soldi necessari per questi fantastici progetti? Per avere risposte bisogna leggere il bilancio di esercizio.

 

analisi del bilancio di esercizio

Negli articoli che ho letto in proposito sui giornali americani ho spesso trovati cifre discordanti: alcuni riportavano che l’introito derivato dalla vendita dei biglietti copre solo l’11% delle spese, altri dicevano il 15%, e comunque non si capiva bene il resto delle spese come fosse coperto. Mi sono dunque andato a leggere uno degli ultimi bilanci disponibili.

Il Metropolitan pubblica online tutti i bilanci di esercizio (“annual report”) e dalla loro analisi si può capire molto della gestione del museo stesso. L’intero documento sono più di 150 pagine, ma la parte interessante per i conti economici è quella classificata come “Audited Financial Statement“.

Analizzando il bilancio si vede che ad esempio nell’anno fiscale (da luglio a giugno) hanno registrato attivi dalla vendita dei biglietti per 64,8 milioni di dollari (le cifre riportate sono in migliaia di dollari) su un totale di 314 milioni di dollari di ricavi, e di questi ben 92 milioni derivano da donazioni varie. Tanto per farsi un’idea dell’importo di queste donazioni si possono ricordare i 65 milioni di dollari donati da Davis H. Koch (proprietario delle Koch Industries e uno degli uomini più ricchi del mondo, in particolare l’uomo più ricco di New York). I ricavi da merchandising e altre attività collaterali (come i bar e i ristoranti) generano ricavi per più di 98 milioni di dollari, ma visto che ne costano ben 93 l’attivo netto è “solo” di circa 5 milioni di dollari. Il museo ha sostenuto spese complessive per 331 milioni di dollari.

A mio avviso due sono i dati davvero interessanti che emergono dal bilancio:

  • Visto che sempre per lo stesso anno fiscale il Metropolitan ha annunciato orgogliosamente di aver avuto ben 6,28 milioni di visitatori questo significa che i visitatori hanno pagato l’ingresso mediamente 10,3$ a persona, cioè meno della metà dei 25$ di suggested admission. E anche togliendo dai 6,28 milioni di visitatori i bambini sotto i 12 anni (hanno dichiarato 218.000 studenti entrati gratis), i sostenitori tesserati del museo (170.000) e i senior (la cui suggested admission è a 17$) siamo sempre sugli 11$ di media, 12$ a dire tanto, quindi sempre meno della metà dei 25$ consigliati. Si può ragionevolmente ipotizzare che molti newyorkesi e americani lascino pochi dollari e quasi tutti i turisti paghino 25$.
  • Gli assets netti del Metropolitan Museum (in parole povere le loro proprietà, come ad esempio le opere d’arte) sono stati messi a bilancio per un totale di 2,7 miliardi di dollari. Sottolineo: miliardi, non milioni.

In estrema sintesi quello che si ricava dal bilancio è la fotografia di un museo sicuramente ben gestito e di grandissimo rilievo culturale per il patrimonio di opere d’arte che possiede (tralasciamo il fatto che gran parte vengono dall’Europa), che ogni anno sostiene spese ingentissime, anche per un costante aumento del patrimonio artistico (cioè comprano continuamente nuove opere d’arte), che viene sostenuto da filantropici donatori miliardari, e che soprattutto non si deve basare solo sugli introiti derivanti dai biglietti di ingresso per poter sopravvivere.

Comunque le manie di grandezza del Metropolitan (o meglio del management del museo) hanno messo in crisi il bilancio: pare che nel 2015 abbiano realizzato un deficit di 10 milioni di dollari (fonte) e che ultimamente stiano licenziando parecchi lavoratori non essenziali (vedi questo articolo del NewYorkTimes).
Altro esempio interessante è a mio avviso l’operazione di ri-disegno del logo del museo: sui giornali americani se ne è parlato molto e le opinioni sono divise sul fatto che piaccia o meno, ma quello che io piuttosto mi chiedo è quanto sia costato questo cambio grafico.

In definitiva: il Metropolitan non si fa problemi a spendere molto, non vedo quindi perché i non residenti a New York debbano sostenere le loro manie di grandezza pagando 25$ anziché una cifra più modesta a propria discrezione.

 

l’aumento dei prezzi

Come ciliegina finale sulla torta consideriamo anche che nel tempo il costo di ingresso suggerito è aumentato costantemente e sensibilmente: ad esempio nel giugno del 2011 la suggested admission fee passò da 20$ a 25$, scatenando un acceso dibattito sulla stampa americana, che vide molte voci contrarie basate sulla comune idea che i beni pubblici debbano essere fruibili gratuitamente.

Ovviamente tutti i musei di New York City nel corso degli anni hanno aumentato continuamente i prezzi, ma il Metropolitan ha decisamente battuto tutti aumentando del 300% il prezzo “suggerito” di ingresso in dieci anni, passando cioè dai 10$ del 2001 ai 25$ del 2011, poi diventati 25$ obbligatori nel 2018, fino ai 30$ attuali.

 

Ti rimando alla mia guida a tutti i musei di New York City:

New York City Museums

 

Vedi la mia guida di viaggio a New York City:

guida NYC


La guida di viaggio a NYC è in aggiornamento,
ma sono già pubblicate queste pagine aggiornate:

Vedi anche la mia guida di viaggio negli USA

e i miei consigli per organizzare il viaggio negli USA

 

 

Immagine di copertina creata con Ideogram